i chiamava Aron, un pastore tedesco di due anni, pelo nero e fulvo, occhi attenti. Era entrato nel programma di addestramento della Polizia di Stato con grandi speranze.
Doveva imparare a fiutare droga, a bloccare un malvivente, a non farsi distrarre da nulla. Ma Aron aveva un problema: era troppo gentile. Invece di ringhiare allo sconosciuto che si avvicinava minaccioso, scodinzolava e cercava di leccargli le mani.
Per le forze dell’ordine, un cane che preferisce le coccole alla guardia è un cane inutile. Per una famiglia, è il compagno perfetto. Aron è stato dichiarato “non idoneo” e messo in adozione. Non è un caso isolato: ogni anno, decine di cani selezionati per i corpi di polizia vengono scartati perché troppo amichevoli, troppo sensibili o semplicemente perché non reggono lo stress del servizio.
In Italia, la possibilità di adottare un ex candidato delle forze dell’ordine è reale, ma non tutti lo sanno. La Polizia di Stato, per esempio, mette a disposizione per l’adozione i cani che non possono più svolgere servizio, sia perché in pensione, sia perché non hanno superato l’addestramento. Le schede anagrafiche dei cani in cerca di una nuova casa sono consultabili online, sul sito della Polizia. La domanda di adozione va inviata al Centro di Coordinamento dei Servizi Cinofili di Ladispoli, vicino Roma, tramite PEC o raccomandata. Non è una procedura immediata. C’è un colloquio, una valutazione, a volte una visita a casa. Si cerca di capire se il cane e la famiglia sono compatibili. Non si regala un pastore tedesco a chiunque. E non si adotta per moda.
Portare a casa un cane scartato dalle forze dell’ordine non è come adottare un cucciolo al canile. Sono animali di grossa taglia, spesso pastori tedeschi o malinois, con un bisogno fisiologico di movimento e stimoli mentali. Hanno ricevuto un addestramento di base, ma non sono robot. Se si annoiano, mordono il divano. Se non li fai correre, diventano nervosi. Richiedono proprietari esperti, che abbiano tempo e pazienza. Ma la ricompensa è un legame profondo, fatto di fiducia e rispetto. E la consapevolezza di aver dato una seconda possibilità a un cane che, in fondo, è stato scartato solo perché era troppo buono.
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