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Giustizia per Choco ucciso in strada, l’appello del padrone | VIDEO

Ci sono storie che fanno male, perché hanno il sapore dell’ingiustizia. E questa è una di quelle: la storia di Choco, morto tra le braccia del suo “papà umano” a causa di un incidente stradale.

Nel corso degli ultimi anni abbiamo visto cambiare sensibilmente l’approccio agli animali d’affezione. La conferma arriva anche dai cambiamenti normativi introdotti in Italia, proprio a tutela degli animali sotto molteplici punti di vista.

Giustizia per Choco – Anagrafecaninacampania.it

Un esempio pratico e lampante è quello dell’abbandono: un fenomeno che continua a crescere e per il quale si tenta di intervenire in modo concreto. Lo ricorda anche l’articolo 727 del codice penale, che prevede l’arresto fino a un anno o sanzioni pecuniarie da 1.000 a 10.000 euro.

Oggi, però, concentriamo l’attenzione sulla storia del piccolo Choco: una morte improvvisa, che ha lasciato un vuoto incolmabile nel cuore del suo padrone.

Gli chiede di rallentare, ma uccide il cane: il dramma consumato in pochi secondi

È successo poche settimane fa. Choco, un meticcio di 14 anni, era insieme al suo padrone durante la passeggiata mattutina quando si è consumato il dramma, in men che non si dica.

Secondo quanto raccontato dal “papà umano” di Choco, Leonardo Magi, tutto sarebbe avvenuto con una rapidità tale da non lasciare il tempo di capire. A restare sono gli ultimi istanti: “È morto tra le mie braccia”. Magi riferisce di aver segnalato l’episodio in questura: sul caso indaga la polizia. Il fatto sarebbe avvenuto ad Arezzo, in modo definito dallo stesso padrone “scioccante”.

L’uomo spiega di aver fatto cenno a un automobilista di rallentare, perché stava percorrendo quel tratto ad alta velocità, risultando pericoloso per animali e passanti. La risposta, però, sarebbe stata l’opposto di ciò che ci si aspetta: invece di rallentare, l’auto avrebbe investito in pieno Choco, che sarebbe morto poco dopo.

“Ha scodinzolato un’ultima volta e poi ha chiuso gli occhi”

Chi vive con un animale d’affezione sa benissimo che non è “solo un cane” o “solo un gatto”: diventa famiglia, diventa casa, diventa quotidianità. E fa male anche solo pensare di non riuscire a proteggerlo. Figuriamoci vederlo strappare alla vita davanti ai propri occhi.

È proprio qui che si inserisce l’appello: giustizia per Choco. L’invito è a condividere il più possibile la storia, nella speranza di individuare il responsabile e consegnarlo alle forze dell’ordine.

In questo contesto va ricordato che, in caso di uccisione di animali, il riferimento è l’articolo 544-bis del codice penale, che prevede la reclusione da due a quattro anni. Inoltre, chi uccide un animale altrui può incorrere anche nell’articolo 638 del codice penale, che prevede la reclusione fino a quattro anni. A ciò possono aggiungersi ulteriori profili, come l’omissione di soccorso e altri aspetti che, eventualmente, saranno valutati dagli inquirenti.

Francesca Guglielmino

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