Porti il cane a correre nel prato, torni a casa, e qualche giorno dopo lo vedi zoppicare. Pensi a una distorsione, a un colpo di gioco. Invece potrebbe essere la malattia di Lyme, e il colpevole è minuscolo: una zecca grande come una capocchia di spillo.
L’ho scoperto quando il mio labrador ha cominciato a zoppicare da una zampa, poi dall’altra, e il veterinario ha fatto il test… era positivo.
La zecca non l’avevo nemmeno vista. Il batterio Borrelia burgdorferi si trasmette con il morso, ma i sintomi non arrivano subito. Possono passare due mesi prima che il cane mostri qualcosa. E in quel tempo, l’infezione può colpire le articolazioni, i reni, il sistema nervoso. Non è una malattia da prendere sottogamba.
La fortuna del mio labrador è che l’abbiamo presa in tempo. La zoppia era il primo segnale, ma molti cani non hanno nemmeno quello. Gli altri restano portatori sani, finché il batterio non trova una via per manifestarsi.
Quando arriva ai reni, la situazione si fa seria: il cane beve tantissimo, perde peso, vomita. A quel punto la cura è più lunga e non sempre risolutiva. Il trattamento standard è un ciclo di antibiotici di quattro settimane, e nella maggior parte dei casi funziona. Ma il batterio può restare latente e ripresentarsi anni dopo, magari quando il cane è anziano o il suo sistema immunitario è indebolito. Per questo il veterinario mi ha spiegato che la prevenzione è tutto.
Non serve rinunciare alle passeggiate nei boschi. Basta un po’ di attenzione. Il primo alleato è l’antiparassitario: spot-on, collare o compresse, sempre sotto controllo veterinario. Il secondo è la vaccinazione, che non è obbligatoria ma è consigliata in alcune zone. Il terzo, e forse il più importante, è ispezionare il cane dopo ogni uscita in zone a rischio.
Le zecche amano le orecchie, il collo, le ascelle, tra le dita. Se ne trovi una, toglila subito con una pinzetta, tirandola dritta senza torcere, e disinfetta la zona. La zecca impiega almeno 16 ore per trasmettere il batterio, quindi più veloce sei, più il rischio diminuisce. Il mio labrador ora sta bene, ma ogni volta che torniamo dal parco, controllo il suo mantello come se cercassi un tesoro. Non è una paranoia, è un’abitudine. E le abitudini, a volte, salvano la vita.
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